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Cheese

A Cheese si rafforza la rete internazionali degli affinatori

18/09/2011


Nei locali in cui la famiglia Cravero (affinatori da cinque generazioni, sin dal 1855) stagiona il parmigiano reggiano, sabato 17 settembre si rinnova per la terza volta l’appuntamento con Tasting Cheese, un incontro che coinvolge produttori, affinatori, distributori, importatori e singoli dettaglianti in arrivo da tutto il mondo. Quindici i Paesi rappresentati (Italia, Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Svizzera, Olanda, Belgio, Ungheria, Spagna, Scozia, Irlanda, Danimarca, Giappone e Australia), importante il tema della conferenza che apre l’incontro: Selling Great British Cheeses, ovvero come trovare lo spazio giusto per i grandi formaggi, in un mercato distorto dal gusto intrappolato nel pantano dell’omologazione imposta dall’industria casearia a partire dall’esempio britannico. Un incontro di grandissimo interesse e importanza con personaggi del mondo caseario di primo piano che hanno scelto Cheese come momento di confronto e programmazione.

In cattedra ci sarà Jason Hinds, direttore delle vendite di Neal’s Yard Dairy, importantissimo gruppo inglese che affina, importa ed esporta formaggi a latte crudo. Merito di Yard (e del suo direttore delle vendite), quello di aver inserito nel mercato statunitense formaggi fino a qualche anno fa sconosciuti negli States, in particolare il cheddar prodotto con metodo tradizionale (rigorosamente a latte crudo) che insieme allo stichelton della contea di Nottingham sono il fiore all’occhiello del gruppo britannico.

«È un’occasione molto importante per tutti noi, un appuntamento biennale che ci consente di incontrarci, ma soprattutto scambiarci esperienze, visioni, informazioni e contatti. E fare rete è fondamentale per noi e per i produttori», spiega Giorgio Cravero anfitrione e organizzatore dell’incontro insieme a Neal Yard.

«Ci siamo conosciuti proprio a Cheese, nel 2001 quando per la prima volta Herve Mons e Neal Yard parteciparono come visitatori. L’anno dopo, vennero come espositori e i rapporti si sono consolidati. Bra durante Cheese diventa la più importante vetrina internazionale del mondo lattiero caseario, è facile stringere contatti, amicizia, incontrare chi condivide la stessa passione, la stessa idea di lavoro, di qualità, di come deve essere fatto, affinato e distribuito un buon formaggio».
Nel 2007, organizzano per la prima volta Tasting Cheese, grazie a un’intuizione di Mons che ne fu il primo relatore. «L’idea in fondo è semplice, ma di grande effetto: riunire gli addetti ai lavori per un incontro che va oltre la mera conferenza e che diventa un momento di scambio di informazioni ed esperienze, ma anche convivialità e divertimento. Negli anni, abbiamo intessuto numerose relazioni, non solo commerciali. Ho trovato tanti partner, che per me sono diventati amici. Una rete solida che consente a ciascuno di consolidare progetti e mettere in pratica idee comuni».

Gradito ospite dell’appuntamento Carlo Petrini, intervenuto dopo la lezione di Hinds: «Vorrei darvi un consiglio: governate il limite. Senza limiti inevitabilmente anche le produzioni artigianali che difendete e diffondete diventeranno commodities. Imparate dalla lumaca che fa crescere la casa in cerchi concentrici, poi si ferma e la rafforza, se la lumaca facesse crescere la casa all’infinito morirebbe. È difficile soprattutto per i manager, ma imparate a fermarvi, tornate indietro e rafforzatevi. In questo modo sarete protagonisti contro la crisi. Per chi prima del Pil mette la felicità, le comunità, il territorio, il paesaggio, l’ambiente non può esserci crisi. E qui a Cheese ne abbiamo l’esempio. Il miracolo di Cheese è che si parlano tute le lingue del mondo. Prima che venissi qui da voi ero insieme alle comunità di pastori africani. Loro hanno problemi ben diversi dai vostri: poter fare il formaggio. Ma non è escluso che tra qualche anno non diventino ottimi pastori, così come non è escluso che la battaglia per il latte crudo, lanciata proprio qui a Cheese, diventi vincente in tutto il mondo. Quando è stata avviata, negli Stati Uniti l’utilizzo di latte crudo per le produzioni casearie era vietato, ma abbiamo vinto. Ora stiamo avviando la stessa battaglia anche in Australia».

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